La filiera della frutta

A livello mondiale i consumi di prodotti alimentari riguardano i cereali e relativi derivati, seguiti dai prodotti di origine animale, come carne e pesce, e dai loro prodotti derivati, come uova, latte, formaggi.
Il rapporto tra le diverse tipologie di alimenti, tuttavia, varia molto tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo (PVS), anche se paesi emergenti come Cina e India stanno gradualmente adottando il modello alimentare tipico dell’occidente, incrementando in modo esponenziale i consumi di carne rispetto agli anni precedenti.
La FAO ha registrato, infatti, tra il 1963 e il 2005, per i paesi in via di sviluppo una riduzione dei consumi (in termini di calorie) di cereali dal 60% al 52% e di legumi dal 6% al 2%, con un conseguente aumento di carne dal 3% al 7% e di zucchero dal 4% al 6%.In Italia la composizione della spesa domestica nazionale nel 2006 (indagine Coldiretti) vede la presenza di carne, salumi e uova per il 23% circa, per il 18% di latte e derivati, per il 16% di prodotti ortofrutticoli e per il 15% di derivati dei cereali. Degli ortaggi acquistati in Italia, il 29% è fresco, il 32% è invece conservato e si possono avere fino a 8 passaggi dal produttore al consumatore, con i conseguenti aumenti dei prezzi sul prodotto finale e con dispendio di energia e risorse spesso superiore al necessario. La filiera dell’ortofrutta fresca inizia dalle imprese ortofrutticole che coltivano gli ortaggi che arrivano poi alle cooperative e ai grossisti i quali li consegnano ai mercati all’ingrosso e ai centri agroalimentari. Da qui parte la distribuzione per la vendita al dettaglio che può avvenire attraverso la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), ossia i supermercati, gli ipermercati e i discount, attraverso i tradizionali punti vendita al dettaglio come i negozi di quartiere, oppure attraverso la vendita diretta di ortofrutta proveniente direttamente dal produttore. Coldiretti ha rilevato che la composizione del prezzo delle pesche acquistate al dettaglio è così ripartita: il 24% del prezzo finale è dato dal costo all’origine, il 36% proviene dall’ingrosso e il 40% è dato dalla vendita al dettaglio. Il costo all’origine della lattuga rappresenta, invece, solo il 16% del prezzo finale al dettaglio, mentre il mercato all’ingrosso contribuisce per il 40% e il dettaglio per il 44%. Per la filiera dell’ortofrutta trasformata i costi maggiori riguardano invece i processi di trasformazione. Per la passata di pomodoro, ad esempio, il costo del pomodoro contribuisce al prezzo finale per poco più dell’8% e per più del 91% pesano i costi di filiera necessari a confezionare il prodotto finito. Anche la filiera dei cereali e dei derivati può arrivare fino a 8 passaggi a partire dalle imprese cerealicole passando da consorzi agrari e grossisti, dai mulini e dai panifici e pastifici, fino ad arrivare alla vendita al dettaglio attraverso supermercati, discount e negozi tradizionali. La pasta, essendo un prodotto derivato da cereali, ha un prezzo al dettaglio costituito per il 9% dal costo del grano e per ben il 91% dai costi di filiera; essa rappresenta il 26% del paniere della spesa italiana per cereali e derivati, dopo la panetteria che corrisponde al 40%.

 

FRUTTA BIOLOGICA

 

La frutta è un alimento sempre presente nella maggior parte delle case italiane. Ma c’è frutta e frutta. La prima differenza sostanziale va ricercata tra la frutta di stagione e quella non di stagione. Serre, ambienti controllati chimicamente, prodotti di sintesi ed agenti chimici vengono largamente utilizzati per produrre una quantità enorme di merce in tutte le stagioni, condizionando la naturale maturazione della frutta e riducendone i nutrimenti. La produzione biologica di frutta invece, consente l’utilizzo esclusivo di prodotti naturali, anti parassiti animali, rispetto dei cicli naturali, non contaminazione dei terreni per mantenerli fertili e ricchi di sali minerali. Dal momento che la frutta oltre ad essere consumata fresca è soggetta a processi di lavorazione per poterla consumare in forma di marmellate, succhi di frutta e composte, è chiaro che le caratteristiche della frutta che si consuma, sotto qualsiasi forma, sono essenziali.
Una frutta convenzionale, non biologica, può far più male che bene, per questo per la frutta convenzionale è consigliato eliminare la buccia, mentre per quella biologica basta solo lavarla bene.
Ricerche scientifiche dimostrano che la frutta biologica contiene più antiossidanti, utili per la prevenzione del cancro e per le malattie cardiovascolari, vitamina C e sali minerali. Ha meno acqua e meno zucchero, ma il sapore risulta più gradevole.  La domanda di frutta biologica sta crescendo in modo esponenziale a livello mondiale.

Le analisi condotte da più parti hanno evidenziato che il mercato internazionale del biologico, nel suo complesso, cresce ogni anno di circa 5 miliardi di dollari: nel 2007 – riferisce OrganicMonitor – il suo volume ha superato, per la prima volta, i 40 miliardi. E in tutto il mondo la superficie coltivata con metodo bio raggiunge i 30,4 milioni di ettari. Su scala

globale la fetta più consistente di coltivazioni bio si trova in Oceania (42%), seguita dall’Europa (24%) e dall’America Latina con il 16% (Fonte: The World of Organic Agriculture – Statistics and Emergin.

Trends 2008). In Europa si manifesta un trend positivo del settore commerciale: gli ultimi dati a disposizione, che risalgono all’inizio di settembre 2008 e si riferiscono a quasi la metà dei Paesi europei, confermano una crescita di circa il 7%, con un maggior impulso nei giovani mercati dell’Europa centrale ed orientale.